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24dic
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27nov

Via Etere
Negli ultimi 15 anni le emittenti radiofoniche locali in Lombardia si sono praticamente dimezzate passando da 230 nel 1995 a 115 nel 2008, in molti casi sono ancora troppo fragili alla costante ricerca di un equilibrio fra costi e ricavi, ma continuano a giocare un ruolo importante nel processo di costruzione e mantenimento di identità specifiche. Questo il quadro che emerge dallo studio realizzato dal Comitato regionale per le comunicazioni (Corecom) sulla base di un’indagine condotta a metà del 2008 su circa 85 emittenti lombarde e su 12 nazionali e presentato al convegno Radio Locale Nuove Tecnologie Impresa Territorio. Il processo di concentrazione delle emittenti radio locali interessa tutto il paese, visto che nel periodo 1995-2005 sono passate da 2.517 a 1.076 (-57%), un numero ben lontano dal record di 4.000 emittenti locali del 1984 che faceva dell’Italia il paese con più stazioni radio al mondo. In Lombardia, il calo è stato più contenuto: dalle 230 emittenti del 1995 si è passati alle 124 del 2005 (-46%), poi diventate 115 nel 2008. Di queste 79 sono commerciali e 36 comunitarie. Per quanto riguarda la penetrazione sul territorio, cioè lo share, le emittenti locali in Lombardia hanno subito la concorrenza delle emittenti nazionali, spesso erroneamente percepite come locali dagli ascoltatori perchè trasmettano da Milano. Il risultato è che fra il 1999 e il 2008 in Lombardia, lo share delle emittenti nazionali è passato dal 53,8% al 71,2%, mentre quello delle emittenti locali è diminuito dal 26% al 21,3%, inferiore alle media nazionale (24,6%). Alla base delle difficoltà economiche delle emittenti radiofoniche, che in Italia sono comunque relativamente piccole con una capitalizzazione dei gruppi privati nazionali che spazia dai 20 ai 70 milioni di euro, la scarsa raccolta pubblicitaria, il 6,4% del totale 2008, dovuta alla mancanza di dati certi su share e numero di ascoltatori. Particolarmente penalizzate le radio locali, la cui raccolta sul totale degli investimenti pubblicitari destinati alle radio, è passata dal 43,1% del 1986 al 32,4% del 2008. In Lombardia un terzo circa degli investimenti pubblicitari radiofonici locali è intercettata da Milano, seguita da Brescia (18%), Bergamo (15%) e Mantova (8%). Fra le voci che incidono maggiormente sui costi di gestione delle emittenti locali, c’è quello relativo all’energia elettrica impiegata per far funzionare gli impianti di diffusione del segnale radio. Le bollette dell’energia, in una radio con un 1 milioni di euro di fatturato, pesano per circa il 30% dei costi totali, rispetto al 2-3% di una Tv. Viceversa il costo per realizzare i palinsesti delle radio locali è pari al 30% circa delle spese totali, mentre nei bilanci delle Tv pesa per il 60%. In media le emittenti locali trasmettono circa 8 ore al giorno di programmazione “originale”, trasmessa in particolare nella fascia del mattino, seguita dalle fasce preserale (17.30-20.30) e pomeridiana. Forte l’attenzione per l’innovazione tecnologica, con il 70% delle emittenti locali presente sul web. Da sviluppare invece il rapporto tra radio locali e istituzioni, con un’offerta media giornaliera di informazioni istituzionale sulle radio locali in Lombardia ferma a sette minuti.
da l’Eco di Bergamo
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18nov

AssoArtisti
Le proposte di legge in discussione alla Commissione Lavoro hanno, coraggiosamente, aperto uno spiraglio di luce sull’indispensabile ammodernamento della legislazione del lavoro nel settore dello Spettacolo, un comparto che può essere un traino per tutta l’economia nazionale, che riguarda oltre mezzzo milione di addettioggi ancora umiliato da norme troppo spesso obsolete inique e inapplicabili.
La nuova normativa si dovrà confrontare con l’esigenza di semplificare, armonizzare e unificare la disomogenea pletora di provvedimenti oggi esistenti: una razionalizzazione che può favorire un imponente allargamento della base imponibile, fiscale e previdenziale, aiutando l’emersione del lavoro nero e il recupero dei fenomeni elusivi.
Serve una soluzione trasversalmente condivisa all’interno degli schieramenti politici che sia capace di:
- delineare in modo univoco e definitivo i Soggetti destinatari della nuova Legge: i lavoratori e i loro profili professionali, le Imprese e le Arti dello Spettacolo, i Canali
di distribuzione;
- Identificare correttamente i vari rapporti di lavoro e la loro coerente contrattualizzazione;
- Ottimizzare l’accesso dei lavoratori alle prestazioni previdenziali e assistenziali, attribuendo speciali e idonee condizioni fiscali, di previdenza e assistenza per i lavoratoridello spettacolo connotati dal requisito della discontinuitàprofessionale. -
20ott

REA
Quando si parla di liberta d’informazione, come già abbiamo sottolineato, è importante analizzare e nei limiti del possibile cercare di risolvere o quanto meno provare ad intervenire, su quei punti che in modo indiretto, ma determinate, incidono sulle scelte dei piccoli e medi editori, che oggi rappresentano il vero pluralismo dell’informazione.
Per entrare nel merito come sottolinea la REA, l’Ufficio contributi del Ministero dello Sviluppo Economico - Dipartimento Comunicazioni - dal quale in questo particolare momento di crisi dipende la sopravvivenza di centinaia di piccole e medie emittenti locali, è fermo sia nella lavorazione delle graduatorie relative alle domande di ammissione di pertinenza degli anni 2007 e 2008 sia nella liquidazione dei contributi del 2006, oltre alle residue liquidazioni degli anni 2004 e 2005 per lo più inceppate dalla incapacità di gestione dell’articolo 4, comma 3 del Regolamento ovvero del conguaglio canoni pregressi-contributi. Irreparabile è invece il danno subito dalle emittenti per la mancata liquidazione dei contributi relativi al 2003 nel frattempo andati in perenzione ovvero restituiti alla Ragioneria dello Stato.
Il Regolamento parla chiaro ed è semplice applicarlo, basta volerlo applicare! Infatti:
• l’articolo 4, comma 2 stabilisce che le emittenti hanno diritto alla liquidazione del contributo entro i sei mesi successivi alla presentazione della domanda di ammissione; ossia entro il 30 aprile di ciascun anno;
• l’articolo 4, comma 3, norma fortemente innovativa (voluta dalla REA) che per la prima volta ha introdotto un trasparente e giusto rapporto di conto corrente “ministero/emittente” applicato al conguaglio contributi/canoni, permette di sveltire i rapporti economici tra Ministero e concessionario;
questi sono i principali punti dolenti per l’applicazione dei quali il Settore Contributi in tutti questi anni si è dimostrato inefficiente.
Al di là delle proposte formulate per cercare di risolvere il problema, ipotizzando anche un credito d’imposta, per quelle emittenti che hanno presentato domanda nei termini previsti dal regolamento, come propone la REA, si intuisce in modo piuttosto chiaro, come indirettamente, questi mancati contributi, che incidono in modo determinate sui bilanci di questa tipologia di aziende, condizionino l’informazione stessa e se vogliamo andare oltre, incidano sulle scelte editoriali di questi editori, mettendo così a forte rischio non solo la tipologia dell’informazione ma addirittura la sopravvivenza dell’emittente stessa, incidendo in modo sostanziale sul numero e qualità delle “indagini” giornalistiche e conseguentemente sulla cosiddetta libertà d’informazione. -
01ott
Libertà d’informazione è difendere la nostra democrazia costituzionale!
Difendere la libertà di stampa (art 21), ma più in generale la libertà di informare ed essere informati è un diritto inalienabile e va doverosamente salvaguardato nell’interesse del Paese. Non è e non deve essere visto come motivo “strumentale” di propaganda politica, deve o dovrebbe servire per tutelare, da un lato la libertà dell’individuo e da un altro a creare consapevolezza, cultura e a far crescere la nazione, non trascurando naturalmente il ruolo di controllo che la stampa, ma più nel dettaglio i giornalisti dovrebbero avere verso il potere politico.
Quindi è certamente giusto e doveroso difendere questo articolo che è a salvaguardia della nostra libertà e democrazia. Gridare allo scandalo serve a ben poco, se si hanno realmente a cuore gli interessi reali di ogni individuo, ed è per questo che è indispensabile, dopo una giusta indignazione legata ai fatti di questi giorni e all’attacco all’autonomia delle testate giornalistiche, intraprendere un percorso serio, che partendo dai fatti e da un’analisi reale sfoci in proposte e progetti concreti, realmente attuabili a difesa dei valori costituzionali. Altrimenti si fa solo demagogia che non fa altro che rendere la stampa e i giornalisti, strumento di propaganda fine a se stessa, quindi controproducente alla difesa e alle libertà e ai diritti di informazione per i cittadini.
È importante allora partire dall’inizio, sottolineando un passaggio che di per sé, dovrebbe essere scontato, ma troppo spesso non lo è: nella nostra Costituzione esiste l’art.21 (Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione), questo già rende chiaro il concetto e le prerogative dei Costituenti, tuttavia dato anche il tempo passato e lo sviluppo delle tecnologie che hanno inciso in modo determinante sullo sviluppo e cambiamento dei media, il concetto e la volontà espressa in fase Costituente andrebbe necessariamente adeguata ed attualizzata, non tanto modificando la Costituzione che, in questo specifico caso esprime, al di sopra di ogni dubbio la volontà espressa, ma in fase applicativa dato proprio lo stravolgimento imposto dai nuovi media.
Per entrare nello specifico quando si parla di liberta d’informazione o censura è importante guardare oltre e capire del dettaglio le dinamiche mediatiche per fare un’analisi corretta per essere nelle condizioni di prospettare soluzioni ed imboccare strade realmente percorribili.
Un punto importante è individuare i gruppi editoriali e gli interessi legati ad essi, soprattutto quando lo stesso gruppo detiene più testate, sia che si faccia riferimento alla carta stampata che al settore radiotelevisivo. La creazioni di lobby, soprattutto quando queste sono riconducibili a pochi soggetti, possono creare dei sospetti guardando il dato sotto il profilo prettamente legato alla correttezza dell’informazione e quindi della libertà derivante. Il parlamento e il legislatore dovrebbero focalizzare il loro interesse in una stagione nuova di riforma anche in questo delicato settore, in questo sistema maggioritario e bipolare.
Un altro aspetto è il ruolo degli organi di controllo o di statistica che, anche in questo caso, anomalia tutta italiana, troppo spesso fanno capo agli stessi soggetti che poi dovranno essere controllati. Un punto cardine quando si parla della liberta e del ruolo investigativo e di controllo che il giornale ma più specificatamente il giornalista debba avere nei confronti di altri poteri, è proprio il tipo di rapporto economico che si instaura tra editore e giornalista, troppo spesso le cifre in ballo sono talmente esigue che difficilmente quest’ultimo, che deve “portare il pane a casa” può intraprendere un percorso realmente investigativo e di controllo, troppo spesso questi motivi quasi obbligano a riportare semplicemente i comunicati stampa che gli uffici stampa “di parte” inviano, naturalmente nel caso viene a mancare il ruolo investigativo e quindi critico dell’informazione stessa, quindi modificando il rapporto economico tra giornalista e testata si varia anche il ruolo e la libertà del giornalista stesso, che potrebbe assumere così il vero ruolo che questo dovrebbe avere e che l’ordine stesso di fatto impone, non fosse altro che per il rispetto dell’etica professionale.
Dovremmo avere il coraggio politico di affrontare e riformare il finanziamento pubblico alla stampa o provvidenze per l’editoria queste, potrebbero incidere in modo serio sulla libertà d’informazione. Ancorando il futuro ragionamento e la futura proposta politica, cercando di “aiutare” non tanto i giornali per numero di copie stampate, ma per numero di lettori o di penetrazione sul mercato, questo potrebbe incidere sui veri interessi dei cittadini ad essere informati, essendo questi ultimi che, giustamente, determinano la diffusione e quindi il sostegno pubblico ad una testata anziché un’altra.
Se portiamo il ragionamento sul settore radiotelevisivo (tema caldo rispetto alle polemiche di queste ore, rai mediaset, sky…) si deve anche tener conto che un Editore deve, oltre agli aspetti tipicamente aziendali, la creazione di format e palinsesti, far fronte ad oltre 24 adempimenti di tipo fiscale legati esclusivamente al settore specifico, questo ovviamente è penalizzante per le piccole strutture giornalistiche e radiotelevisive, facendo di fatto venir meno il controllo che queste esercitato sul territorio che, proprio grazie alla limitata diffusione, hanno una penetrazione e conoscenza delle aree di loro competenza maggiore rispetto ai grandi media.
Parlare di liberta d’informazione, sempre ammesso che si voglia realmente mettere mano al settore, significa anche non cercare di risolvere il problema con una specifica legge che affronti il dato nella sua totalità ma, serve entrare nello specifico dei singoli punti che interagiscono nelle dinamiche dell’informazione, punti che potrebbero sembrare di secondario interesse ma se visti con un ottica globale rendono l’idea della complessità delle logiche informative.
Ad esempio non è solo importante valutare la pressione esercitata dai vari poteri sugli operatori dell’informazione, che potrebbero creare condizionamenti diretti e indotti, ma è importante intervenire sulla percezione dell’individuo, del peso che si può dare ad un fatto in base allo stato d’animo che si crea nell’utente finale, in buona sostanza il valore della notizia varia anche in base a situazioni contingenti, e qui a tutti quei programmi che creano aspettative e modelli, quasi sempre sbagliati. Questi fattori di per se, non modificano la notizia e non creano condizionamenti diretti ai comunicatori, tuttalpiù danno indicazioni statistiche, ma modificano la percezione e quindi incidono in modo indiretto sulla libertà percepita, modificando fortemente sul livello di guardia e conseguentemente variando il peso e il “significato” della notizia stessa.
Quando si parla di libertà si parla anche di cultura dell’informazione e di cultura in senso generale, quindi una priorità è investire in progetti legati al “made in italy”, turismo, teatro, cinema, musica per non assistere ad un impoverimento generalizzato che incide fortemente sulle libertà intellettuali personali, e che, di fatto, crea privilegi solamente a soggetti forti sia sul mercato che nel palazzo, un non governo del sistema cultura e dell’industria mediale, avvantaggia esclusivamente i forti penalizzando i piccoli come emittenti libere, produttori indipendenti etc. è indispensabile comprendere che la mancanza di cultura rappresenta una maggiore povertà.
Per questo, se si vuole agire in modo concreto sulla libera informazione, occorre partire da queste analisi, e cercare di metter mano in primo, luogo a queste questioni.
Un altro dato da valutare in modo attento è la legge sulle intercettazioni telefoniche con tutto il suo carico di rischi per la stessa libertà di stampa. Da non sottovalutare un altro tema che incide in modo diretto è il passaggio al digitale terrestre, anche qui non tutto è chiarissimo, stiamo proprio in queste ore analizzando la bozza di regolamento DAB, probabilmente le posizioni dominati resteranno tali o tuttalpiù potranno rafforzarsi, andando certamente contro al principio del pluralismo dell’informazione.
Dunque i temi da affrontare quando si parla di libertà d’informazione sono molteplici, complessi e soprattutto gestiti dai poteri forti, quindi non è un argomento da affrontare solamente con slogan e striscioni, ma da portare avanti con grande impegno e determinazione da persone capaci che conoscono a fondo la materia e non si improvvisano paladini della libertà.
Esiste oltretutto un aspetto che solo da poco tempo è saltato alla ribalta grazie alle nuove tecnologie ed internet, e il riferimento è ai social network: my space, facebook e altri… che si sono affermati non solo per il grandissimo numero di utenti coinvolti, ma perché rompono la dinamica su cui si basano i tradizionali strumenti mediatici informativi (giornali radio e TV), in poche parole l’interattività e la bi direzionalità del mezzo, fino ad oggi i tradizionali midia sono sempre stati monodirezionali, cioè una redazione “parla” e un numero di utenti più o meno grande in base alla diffusione o copertura, usufruisce in modo passivo di queste informazioni, l’interattività è pressoché nulla, i nuovi media mettono tutti sullo stesso piano, tutti posso fare informazione ed informarsi, rendersi protagonisti dei processi mediatici, questi ad oggi offrono in modo autonomo, intuitivo, forse poco professionale ma in modo attivo, un’informazione puntuale e dettagliata, naturalmente senza nessun tipo di controllo o filtraggi della notizia stessa. Se vogliamo avere un dato importante sull’utilizzo di questi spazi basta guardare l’impostazione avuta nella campagna elettorale di Barak Obama, ma non solo lui.
In passato qualche esperienza, forse la prima, ed escludendo Internet l’unica, legata all’interattività e alla libertà d’informazione è stata caratterizzata dagli anni delle radio libere che forse per la prima volta in Italia sono riuscite a fare una vera rivoluzione mediatica e informativa partendo dal basso, senza l’appoggio dei cosiddetti poteri forti.
In questo ambito molti soggetti sia in modo autonomo ed organizzato in associazioni, si sono mossi e stanno continuando a proporre idee, senza fare nomi, possiamo dire che grazie a queste esperienze, anche se con tutta sincerità non hanno dato grossi frutti, qualche progetto e qualche proposta di legge è stata fatta, così come sono state fatte varie pubblicazioni e distribuiti libri.
Torniamo a dire che il tema della libertà d’informazione è un bene primario, un patrimonio della collettività, la libertà è un bene che va salvaguardato ad ogni costo e che appartiene al popolo a prescindere dal colore della maglia o della pelle, è purtroppo un tema ricorrente di estrema attualità, ogni cittadino deve farsi carico e prendere a cuore la salvaguardia di queste libertà costituzionali, e come già detto va gestito e sviluppato in modo corretto utilizzando le giuste esperienze.
Probabilmente se il nostro paese nella classifica di Freedom House per l’anno 2009 è stato retrocesso a paese “partly free” , dopo che il rapporto del 2007 ci vedeva al 61° posto, assieme a Guyana, Isralele, Capo Verde, forse non è un caso. (Oggi si parla addirittura come livelli di libertà al 73 posto).
È sì importante manifestare, ma è fondamentale affrontare il tema creando consapevolezza e coscienza nei giovani, partendo già dai primi anni scolastici, mettendo anche all’interno delle scuole, strutture e strumenti formativi, di dialogo e socializzazione finalizzati ad offrire ai docenti metodi didattici integrativi e motivi d’interesse comune, per affrontare e sviluppare i temi della comunicazione.
Creare una cosciente consapevolezza nei giovani studenti rivolta alla libera e autonoma comprensione e valutazione, sia delle varie tipologie di messaggi imposti dai media, notizie e pubblicità etc, che dei cambiamenti imposti, come già abbiamo detto, in campo mediatico dalle nuove tecnologie digitali.
Un serio impegno deve essere rivolto, tra l’altro in linea con la raccomandazione del Parlamento Europeo (2006/962/CE) che ha proprio come obiettivo la volontà di sviluppare l’abilità di distinguere, raccogliere ed elaborare informazioni e lo sviluppo di un atteggiamento critico nei confronti della comunicazione (giornali, radio e tv), nonché la necessità di interagire con gli altri, sviluppando nei giovani la capacità di comprendere, esprimere e interpretare concetti, pensieri, sentimenti. Lo scopo è di sviluppare competenze per dare risposte ai desideri e bisogni avvertiti dagli esseri umani. Consentire ai giovani di comprendere meglio i progressi, i limiti e i rischi delle applicazioni scientifiche e della tecnologia in riferimento ai media tradizionale ed innovativi, per stimolare l’attitudine di valutazione critica, oltre alla consapevolezza delle opportunità e dei potenziali rischi legati ad internet, su questa base si sta sviluppando, tra l’altro un progetto delle Rea che lega il mondo della scuola alla radio e al web.
Questi sono alcuni passaggi obbligati se vogliamo rendere effettivo l’articolo 21 e difenderne i principi.Paolo Lunghi
Gruppo Libertà di informare, libertà per tutti!
Paolo Lunghi - Daniela Mancini - Massimo Matteoli - Paolo Pianigiani - Fulvia Salvadori -
01ott
Sabato 19 settembre, in pazza Farinata degli Uberti a palazzo Pretorio si è tenuto il convegno “Il Volontariato e la tutela del patrimonio culturale”
Una iniziativa organizzata dalla delegazione di Empoli del Cesvot (Centro servizi volontariato Toscana), con il patrocinio del Comune di Empoli, in collaborazione con la Federazione Toscana dei Volontari per i Beni culturali.
Una serie di interventi, moderati da Simone Vaiani, consigliere direttivo Cesvot di Empoli, sul mondo del Volontariato e delle Associazioni che operano dell’ambito della tutela dei beni culturali, tutti orientati nel far conoscere e valorizzare l’importante ruolo che hanno in questo campo, esponendo allo stesso tempo qualità e condizioni del nostro patrimonio storico e l’importanza del volontariato.
I punti salienti usciti dal convegno come esposto già nell’introduzione dall’Assessore alla Cultura e Centro Storico Eleonora Caponi e come sottolineato da Paolo Lunghi presidente della compagnia di Sant’Andrea e responsabile nazionale delle politiche sociali e culturali della REA (Radiotelevisioni Europee Associate) – è necessario fare “sistema” unire le varie esperienze associative, per creare una “rete” comune, che proprio grazie al mondo del volontariato ed in particolare a quel mondo che si occupa di beni “preziosi” possa servire da “valore aggiunto” e quindi motivo di sviluppo per la nostra cultura e possa inoltre agire come volano per il turismo, il commercio e per la valorizzazione dei centri storici.
Una reale condivisione di interessi e di esperienze che attraversano il mondo del volontariato, passando – aggiunge Lunghi – da una gestione mirata dei media, che soprattutto in ambito locale hanno il ruolo primario di informare e di far conoscere i lavori e l’impegno dei volontari che operano per i beni culturali e archeologici.
Ismano Nucci - presidente del Cesvot, ribadisce l’importanza di organizzare iniziative come questa, per il ruolo stesso che il Cesvot rappresenta e per l’interesse condiviso di sviluppare, guardando al futuro, progetti nuovi da sottoporre all’attenzione dei vari assessorati nel nostro territorio di competenza.
Anche Leonardo Giovanni Terreni nel suo intervento, ribadisce l’importanza del Volontariato in questo campo e auspica che queste iniziative riescano a creare nuovi soggetti che si avvicinino in modo attivo, al mondo dei beni culturali, il mondo del volontariato – aggiunge Terreni - sta subendo una crisi significativa, proprio per la mancanza di nuovi soggetti che si avvicinano alle nostre associazioni.
Gli altri illustri relatori, come Lorella Alderighi – Direttore Sovrintendenza per i Beni Archeologici, Giulio Ciampoltrini – Coordinatore Sovrintendenza per i Beni Archeologici, Alessandro Barra – Presidente Federazione Toscana Beni Culturali, e Sandra Becucci, della Rete Europea Mondi Locali, ognuno per le proprie specifiche competenze, ha esposto i vari progetti e lo stato di sviluppo dell’intero settore.
Ha concluso il meeting il Presidente Nucci con l’augurio che questo sia stato un ottimo trampolino di lancio per i lavori futuri.
In conclusione della giornata, mentre in piazza continuava l’esposizione delle iniziative delle molte associazioni partecipanti, con i loro progetti e con laboratori dedicati, un brindisi ed un brunch con la promessa che l’iniziativa di questo sabato sarà la prima di una lunga serie. -
21set

Ibiskos Ulivieri
La Conferenza stampa di presentazione avrà luogo a Empoli, via Spartaco Lavagnini 40, martedì 22 settembre alle ore 11. Alla conferenza stampa prenderanno parte l’editrice Alessandra Ulivieri, lo scrittore empolese vincitore di questa edizione del Premio sezione A Francesco Caponi e lo scrittore vinciano Riccardo Mannori, secondo classificato nella sezione C.
La Cerimonia di Premiazione del Premio, organizzata dal Circolo Poeti e scrittori e dalla Casa editrice empolese Ibiskos Ulivieri, in collaborazione con il quotidiano la Nazione, la Camerata dei Poeti di Firenze, la Rivista Culturale La Ballata di Livorno, l’Associazione Musicale Contemporanea di Pisa, Assoartisti di Roma, la Compagnia Italiana diretta da Maurizio Scaparro e la Fondazione Ignazio Silone guidata da Aldo Forbice, avrà invece luogo sabato 26 settembre alle ore 16 nel chiostro dell’ex Convento di S. Stefano degli Agostiniani in via dei Neri ad Empoli.
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14set

Cesvot
Il volontariato e la tutela del patrimonio culturale
Auditorium Palazzo Pretorio, piazza Farinata degli Uberti, ore 17-19
Saluti
Ismano Nucci, presidente Delegazione Cesvot di Empoli
Luciana Cappelli, sindaco di Empoli
Interventi
Lorella Alderighi, archeologo, direttore Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana
Le ricchezze e le emergenze archeologiche dell’area Empolese Valdelsa
Giulio Ciampoltrini, archeologo, direttore coordinatore Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana
Trent’anni di esperienze con il volontariato archeologico nel Medio Valdarno Inferiore
Leonardo Giovanni Terreni, presidente Associazione Archeologica Volontariato Medio Valdarno
L’esperienza dei gruppi archeologici del territorio
Alessandro Berra, presidente Federazione Toscana dei Volontari per i Beni Culturali/ Società Italiana di Archeologica Mediterranea
La valorizzazione delle associazioni di volontariato per i beni culturali e il portale dell’archeologia toscana
Paolo Lunghi, presidente Compagnia di Sant’Andrea
Le esperienze delle associazioni culturali e storiche del territorio
Sandra Becucci, Rete Europea “Mondi locali”
L’ecomuseo come strumento di valorizzazione del patrimonio
Patrizio Petrucci, presidente Cesvot
Il ruolo del Cesvot nella promozione del volontariato dei beni culturali
Modera: Simone Vaiani, Consigliere Delegazione Cesvot di Empoli
ore 19.00 aperitivo -
10set

Numero Zero
di Andrea Lanini
Gli organizzatori: «C’è lo stesso spirito vero degli anni Settanta, la voglia di innovare e sostituire il vecchio» SANTA CROCE. Si chiama “Numero Zero”, è un concorso nazionale che è parte integrante del programma di Radio Libera Festival, la rassegna che si tiene venerdì e sabato a Santa Croce sull’Arno. Il concorso ha come obiettivo l’ideazione di un format radiofonico originale e chi lo vince viene premiato nel gran finale di sabato, durante una cerimonia che verrà ospitata, dalle 23.30 in poi, presso l’area - da poco recuperata - dei Canottieri sull’Arno. Alberto Masoni di terzo Studio, l’associazione che organizza il festival, lo considera un fiore all’occhiello della rassegna: «È perché dentro questo concorso c’è lo spirito vero delle radio libere degli anni Settanta, che poi era la voglia di innovare e rinnovare, di sostituire il vecchio, il già sentito, con formule nuove».
I vincitori si conoscono già. Il primo premio se lo sono aggiudicato i Mercanti di Storie e la Piccola Orchestra Fonomeccanica, due gruppi milanesi che hanno unito le forze nella creazione de “L’adunata dei refrattari”, un’ipotesi di programma che incarna atti di disobbedienza all’etere del tutto simili a quelli che animavano le radio pirata di quasi quarant’anni fa. «L’idea è questa: un manipolo di “radiofili” si inventa una sua trasmissione e la manda in onda occupando abusivamente le frequenze altrui; si tratta di brevi assalti dalla durata risicata, ogni volta scatta un conto alla rovescia: il racconto reiterato di ciò che il manipolo riesce a far ascoltare al pubblico prima di venire intercettato e isolato».
Il secondo premio è andato alla scrittrice-attrice Elena Vesnaver, autrice triestina in passato premiata anche dalla giuria del concorso pontederese “Orme gialle” e che a “Numero Zero” ha proposto “Palpiti di letteratura noir”, un’immersione poco accademica nelle trame “nere” attraverso letture di brani e interviste agli autori.
E il bello è che entrambe le idee andranno davvero in onda. Grazie alla collaborazione con Rea (Radiotelevisioni europee associate), progetto di Paolo Lunghi (www.paololunghi.org), toscano, già tra i protagonisti della stagione calda delle radio libere, autore di un fortunato libro (”Via etere”, edito da Ibiskos-Ulivieri) che ripercorre le gesta rampanti di quelle improvvisate emittenti quasi casalinghe. «Quindici radio associate alla Rea trasmetteranno a breve le due trasmissioni. Dopo i premi, non resta che aspettare il verdetto più importante: quello del pubblico», dice Masoni.
Ma oggi cosa resta dello spirito pirata di quelle emittenti clandestine? È sempre vivo, palpitante? «Come no, certo che è sempre vivo», spiega Masoni con un guizzo d’entusiasmo, «solo che dalle soffitte e dalle cantine si è trasferito sul web, grazie al digitale. È sulla Rete che avvengono gli esperimenti radiofonici più interessanti. Uno spazio democratico” nel vero senso della parola: aperto a tutti, raggiungibile da tutti, e soprattutto economico. Mica come negli anni Settanta, quando si dovevano piazzare antenne e passare cavi. Un tempo per fare i pirati dell’etere bisognava arrampicarsi sui tetti, oggi basta connettersi a Internet». -
09lug
- REA
Quando si intraprende una battaglia fuori dal comune pensare si è presi per matti o, nel migliore dei casi, per esaltati. Correva l’anno 1998 quando la REA avanzò alla dirigenza del Ministero delle Comunicazioni la proposta di introdurre in Italia la Radio Digitale DAB sperimentata con successo in gran parte dell’Europa. La proposta fu bocciata ma non ci arrendemmo. A maggio del 1999 costituimmo EuroDab Italia - il 1° Consorzio italiano DAB composto dalle radio locali. Ci rivolgemmo alla RHODE & Swhartz per installare un trasmettitore DAB a Monte Gennaro nella postazione di Radio Radio. L’opera fu realizzata, ma il solerte quanto miope dirigente ministeriale dell’epoca provvide a farcelo suggellare. Tuttavia bastarono pochi mesi di sperimentazione clandestina per dimostrare che, nel futuro, il DAB poteva soppiantare l’analogico e risanare l’infetto spettro elettromagnetico della FM. Così trovammo terreno fertile presso alcuni settori lungimiranti della politica e dell’Autorità TLC che aprirono al digitale radiofonico con la legge 66/2001. Presso l’Autorità fu costituito il Tavolo per la pianificazione del DAB ai quali lavori la REA diede un sostanziale contributo di idee e di contenuti tecnici tra i quali la proposta di liberalizzare il canale 13 della banda III VHF assegnato alla Difesa in quanto il canale 12, assegnato dal Piano al DAB, era gestito dalla RAI mentre la banda L - UHF garantiva modeste coperture di territorio. All’epoca l’idea di andare a misurarsi con i militari per richiedere il rilascio del canale 13 a favore della radio digitale fu considerata “pazzesca” in Italia e “ridicola” per l’Europa che in quel momento stava trattando i Piani di Ripartizione e Assegnazione delle frequenze con gli Stati membri. Ciò per dire che dopo dieci anni di dure battaglie contro le ostilità di certi comparti istituzionali e contro la resistenza passiva di certe retrive mentalità associative del settore, il Vice Ministro Paolo Romani e il Ministro Larussa hanno felicemente concluso la trattativa con i militari per liberare parzialmente il canale 13, proprio come quei “pazzi scatenati della REA” avevano intuito che si doveva fare per realizzare la Radio Digitale in Italia. Per ora sono stati liberati solo due dei sei blocchi disponibili del canale 13, ma sarà necessario disporre almeno di altri due blocchi. L’importante è che il principio è stato superato. Ovviamente rendiamo onore e merito a Romani e Larussa e all’illuminato staff ministeriale che l’ha sostenuto. Ci auguriamo, invece, che a quei dirigenti dell’Autorità che sull’argomento ci hanno perfino deriso si sia aperto il cervello e che abbiano imparato la lezione. Ora confidiamo nella rapida conclusione dei lavori del Tavolo della Radio Digitale per disporre del nuovo Regolamento che consentirà anche alle radio locali di consorziarsi per realizzare la propria radio digitale.


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