• 27feb

    REA

    REA

    Nella giornata di giovedì 26 febbraio 2010, il Governo ha soppresso i contributi riservati all’editoria radiotelevisiva privata. Il provvedimento è contenuto nel cosiddetti decreto “Milleproroghe”,  approvato definitivamente dal Senato. La questione è grave ma va vista in tutta la sua interezza e sincerità. I criteri con cui, negli anni, sono stati attributi i contributi hanno creato non poche degenerazioni e abusi fino al punto da collassare il sistema. Mentre alle piccole ed oneste emittenti venivano decretate piccole somme di difficilissimo incasso (infatti Enel e Telecom non rimborsano alle radio dal 2004), le testate più attrezzate e agguerrite del grandi gruppi editoriali riuscivano ad ottenere rimborsi miliardari per via di un meccanismo regolamentare disastroso. Tale degenerazione ha fatto si che con i fondi disponibili non si riusciva più  a soddisfare le richieste di tutti e la necessità iniziale di diminuire sensibilmente le percentuali di rimborso. Di anno in anno la situazione è andata sempre più peggiorando fino ad arrivare al completo collasso del sistema e alla definitiva soppressione dei contributi. Cosa fare? Intanto in questi giorni la REA ha tallonato diversi parlamentari di governo e di opposizione per spiegare loro la necessità di trovare una soluzione al problema. Ma quale? una soluzione,ad esempio, per quanto riguarda l’editoria radiotelevisiva, potrebbe essere quella di aumentare il fondo dei contributi previsti dalla legge 488/99, ovviamente, prevedendo la radicale revisione del Regolamento di assegnazione in modo da scongiurare nuovi abusi di prelievo dei fondi. Un’altra soluzione, altrettanto valida, tra l’altro avanzata anche da Bonaiuti, è quella di rivedere la materia in un progetto di riforma generale per l’editoria radiotelevisiva e della stampa. Certo è che il Governo una soluzione la deve trovare per ripristinare rapidamente i fondi. Le iniziative della REA per trovare una soluzione al problema continueranno nella prossima settimana. Le emittenti sono chiamate alla mobilitazione generale fino alla completa soluzione del problema. Nei prossimi giorni la REA pubblicherà una serie di iniziative sindacali.

  • 26feb

    informareDa Millecanali

    Incredibile scelta del Governo e della maggioranza, che all’ultimo istante, per l’urgenza di ripristinare i fondi per i giornali di partito e altri ‘beneficiati tradizionali’, annulla le provvidenze per l’emittenza locale. Durissima protesta delle associazioni.
    25 Febbraio 2010

    L’Aula della Camera ha approvato l’emendamento della commissione al dl Milleproroghe sui fondi per l’editoria (vedi il nostro articolo dei giorni scorsi) e poi il provvedimento stesso. Il testo è passato a Montecitorio con 264 sì, 227 no e tre astenuti. Il Senato, pressato dall’urgenza dell’approvazione del provvedimento (che scadeva il 28 febbraio), ha poi confermato il giorno dopo definitivamente il testo. Alla fine, a fare le spese della nuova formulazione del provvedimento, che è cambiato proprio sul filo di lana per favorire i giornali (e le emittenti) di partito, quelli editi in cooperativa e altri ‘beneficiati tradizionali’, sono proprio le emittenti radiotelevisive locali che si vedono annullate le tradizionali ‘provvidenze’. Ecco il commento della FNSI:
    «“Bene il ripristino dei fondi per giornali no-profit, di partito o gestiti da cooperative ma una ”chiara riserva per la proposizione dello stesso dramma dei tagli questa volta a carico di Radio, Tv e agenzie di settore e di giornali italiani all’estero”. Ad esprimerla è il segretario nazionale della Fnsi, Franco Siddi a margine della seduta conclusiva dei lavori del Congresso dell’Associazione siciliana della stampa in corso a Terme Vigliatore (Messina). Sottolineando il risultato del ripristino dei fondi per l’editoria nel ‘Milleproroghe’, ”frutto anche della grande mobilitazione sociale e sindacale”, Siddi sottolinea come la mobilitazione della Fnsi continuerà visto che ”non si capisce e non si può accettare il fatto che per far fronte al giusto ripristino di contributi derivanti da obblighi di legge, si debbano ora far soffrire settori deboli ma significativi come la stampa per gli italiani all’estero, schiacciati come veri e propri vasi di coccio”. ”Il sindacato dei giornalisti - ha aggiunto Siddi - non può accettare la logica da ‘figli e figliastri’ e tantomeno che si possa affermare una linea discriminatoria dell’intervento pubblico e continuerà la sua mobilitazione perché vengano recuperati in altri provvedimenti i fondi oggi negati a Radio, Tv e stampa all’estero’».
    Durissimi i commenti delle associazioni delle emittenti, cui ci associamo in pieno. Ecco quello della Frt Tv Locali:
    «Il Governo Berlusconi non è nuovo a questi blitz. Dopo i tagli ai contributi erogati alle Tv locali ai sensi della L. 448/98, con un colpo di mano dell’ultima ora, attuato dal Sottosegretario Bonaiuti, ha anche cancellato i contributi all’editoria previsti a favore delle emittenti televisive locali. L’emendamento al “decreto milleproroghe”, approvato oggi dalla Camera, rischia seriamente di causare il definitivo tracollo dell’intero settore dell’emittenza televisiva locale, già pesantemente messo a dura prova dalla crisi economica e dal passaggio al digitale terrestre. Il provvedimento, di fatto, sacrifica le imprese che producono fatturato ed occupazione a favore di radio e giornali di partito che possono in tal modo mantenere i privilegi della “casta”. Grazie al sostegno delle provvidenze, che consistono nella riduzione tariffaria del 50% dei costi delle utenze telefoniche, nel rimborso del 40% dei costi delle utenze elettriche e dei collegamenti satellitari e nel rimborso del 60% del costo dei canoni di abbonamento delle agenzie di informazione, le emittenti televisive locali hanno potuto, finora, approntare le redazioni necessarie per offrire l’efficiente ed apprezzato servizio di informazione sul territorio che, con l’azzeramento dei sostegni delle provvidenze, non potrà essere più garantito. Uno degli effetti immediati di tale provvedimento sarà inoltre la perdita di numerosi posti di lavoro degli addetti all’informazione attualmente impiegati nelle redazioni giornalistiche delle Tv locali. L’Associazione Tv Locali FRT sta predisponendo uno spot di denuncia contro il provvedimento del governo da trasmettere su tutte le emittenti locali associate. Inoltre l’Associazione approva in pieno la scelta spontanea di molte Tv locali che hanno annunciato di non voler trasmettere propaganda elettorale dei partiti di governo».
    Ed ecco quello della Frt Radio:
    “Il Presidente dell’Associazione Radio della FRT - Federazione Radio Televisioni, Roberto Giovannini, esprime il proprio sconcerto per l’incomprensibile blitz del Governo che ha cancellato in un sol colpo le misure di sostegno previste dalle normative sull’editoria anche per la radiofonia privata. Ciò causerà effetti dirompenti sull’occupazione, soprattutto quella giovanile, per gli addetti all’informazione attualmente impiegati nelle redazioni delle emittenti radiofoniche e nelle agenzie giornalistiche collegate. Si sacrificano le imprese radiofoniche che da sempre ricoprono un ruolo fondamentale per il pluralismo dell’informazione per finanziare radio e giornali di partito che possono così mantenere i privilegi della “casta” politica. L’Associazione Radio della FRT ha predisposto uno spot contro il Governo da trasmettere su tutte le Radio associate”.
    Non molto diverso il commento di Aeranti-Corallo:
    «Questa mattina l’Assemblea della Camera dei Deputati, nell’ambito dell’esame del disegno di legge AC 3210 di conversione del decreto legge n. 194/2009 (cosiddetto decreto legge “Milleproroghe”) ha approvato un emendamento in base al quale, tra l’altro, le imprese radiofoniche e televisive locali, a decorrere dall’anno 2009, non potranno più usufruire delle provvidenze editoria. Il provvedimento è passato ora all’esame del Senato dove, considerati i tempi tecnici per la conversione del decreto legge, è presumibile che avvenga l’approvazione definitiva, senza ulteriori modifiche. Le citate provvidenze consistevano: - nella riduzione tariffaria del 50% dei costi delle utenze telefoniche; - nel rimborso del 40% dei costi delle utenze elettriche e dei costi dei collegamenti satellitari; - nel rimborso del 60% dei costi dei canoni di abbonamento delle agenzie di informazione radiotelevisiva. Al riguardo, l’avv. Marco Rossignoli, coordinatore AERANTI-CORALLO, nell’esprimere la protesta delle imprese radiotelevisive locali rappresentate, evidenzia che “le provvidenze editoria hanno contribuito negli anni alla realizzazione di redazioni nelle emittenti locali capaci di fornire informazione sul territorio”. “In questo contesto - ha proseguito Rossignoli - AERANTI-CORALLO ha sottoscritto nell’anno 2000 con la Fnsi - Federazione Nazionale della Stampa Italiana, il sindacato dei giornalisti, il Contratto collettivo nazionale di lavoro (Ccnl) per i giornalisti delle Radio e Tv locali”. “Tale Ccnl - ha aggiunto Rossignoli - è stato rinnovato da ultimo il 27 gennaio e viene applicato a oltre 1600 giornalisti sull’intero territorio nazionale”. La soppressione delle provvidenze editoria mette a rischio le attività di informazione delle Radio e Tv locali, già in difficoltà per la crisi economica, con la conseguente perdita di molti posti di lavoro dei giornalisti ivi impiegati”. Tale perdita di posti di lavoro si estenderà inevitabilmente anche alle agenzie di informazione radiotelevisiva. “Auspichiamo - ha concluso Rossignoli - che il provvedimento adottato senza un adeguato confronto con le imprese del settore, possa essere ripensato, al fine di recuperare una forma di sostegno che non rappresenta, peraltro, un onere rilevante per lo Stato, mentre per le imprese radiotelevisive locali costituisce una misura di garanzia del pluralismo informativo e dell’occupazione nel comparto”».
    Naturalmente seguiremo da vicino le possibili e auspicate future ‘revisioni’ di queste decisioni.

  • 18nov

    AssoArtisti

    AssoArtisti

    Le proposte di legge in discussione alla Commissione Lavoro hanno, coraggiosamente, aperto uno spiraglio di luce sull’indispensabile ammodernamento della legislazione del lavoro nel settore dello Spettacolo, un comparto che può essere un traino per tutta l’economia nazionale, che riguarda oltre mezzzo milione di addettioggi ancora umiliato da norme troppo spesso obsolete inique e inapplicabili.
    La nuova normativa si dovrà confrontare con l’esigenza di semplificare, armonizzare e unificare la disomogenea pletora di provvedimenti oggi esistenti: una razionalizzazione che può favorire un imponente allargamento della base imponibile, fiscale e previdenziale, aiutando l’emersione del lavoro nero e il recupero dei fenomeni elusivi.
    Serve una soluzione trasversalmente condivisa all’interno degli schieramenti politici che sia capace di:
    - delineare in modo univoco e definitivo i Soggetti destinatari della nuova Legge: i lavoratori e i loro profili professionali, le Imprese e le Arti dello Spettacolo, i Canali
    di distribuzione;
    - Identificare correttamente i vari rapporti di lavoro e la loro coerente contrattualizzazione;
    - Ottimizzare l’accesso dei lavoratori alle prestazioni previdenziali e assistenziali, attribuendo speciali e idonee condizioni fiscali, di previdenza e assistenza per i lavoratoridello spettacolo connotati dal requisito della discontinuitàprofessionale.

  • 20ott

    REA

    REA

    Quando si parla di liberta d’informazione, come già abbiamo sottolineato, è importante analizzare e nei limiti del possibile cercare di risolvere o quanto meno provare ad intervenire, su quei punti che in modo indiretto, ma determinate, incidono sulle scelte dei piccoli e medi editori, che oggi rappresentano il vero pluralismo dell’informazione.
    Per entrare nel merito come sottolinea la REA, l’Ufficio contributi del Ministero dello Sviluppo Economico - Dipartimento Comunicazioni - dal quale in questo particolare momento di crisi dipende la sopravvivenza di centinaia di  piccole e medie emittenti locali, è fermo sia nella lavorazione delle graduatorie relative alle domande di ammissione di pertinenza degli anni 2007 e 2008 sia nella liquidazione dei contributi del 2006, oltre alle residue liquidazioni degli anni 2004 e 2005 per lo più inceppate dalla incapacità di gestione dell’articolo 4, comma 3 del Regolamento ovvero del conguaglio canoni pregressi-contributi. Irreparabile è invece il danno subito dalle emittenti per la mancata liquidazione dei contributi relativi al 2003 nel frattempo andati in perenzione ovvero restituiti alla Ragioneria dello Stato.
    Il Regolamento parla chiaro ed è semplice applicarlo, basta volerlo applicare! Infatti:
    • l’articolo 4, comma 2 stabilisce che le emittenti hanno diritto alla liquidazione del contributo  entro i sei mesi successivi alla presentazione della domanda di ammissione; ossia  entro il 30 aprile di ciascun anno;
    • l’articolo 4, comma 3, norma fortemente innovativa (voluta dalla REA) che per la prima volta ha introdotto un trasparente e giusto rapporto di conto corrente “ministero/emittente” applicato al conguaglio  contributi/canoni, permette di sveltire i rapporti economici tra Ministero e concessionario;
    questi sono i principali punti dolenti per l’applicazione dei quali il Settore Contributi in tutti questi anni si è dimostrato inefficiente.
     Al di là delle proposte formulate per cercare di risolvere il problema, ipotizzando anche un credito d’imposta, per quelle emittenti che hanno presentato domanda nei termini previsti dal regolamento, come propone la REA, si intuisce in modo piuttosto chiaro, come indirettamente, questi mancati contributi, che incidono in modo determinate sui bilanci di questa tipologia di aziende, condizionino l’informazione stessa e se vogliamo andare oltre, incidano sulle scelte editoriali di questi editori, mettendo così a forte rischio non solo la tipologia dell’informazione ma addirittura la sopravvivenza dell’emittente stessa, incidendo in modo sostanziale sul numero e qualità delle “indagini” giornalistiche e conseguentemente sulla cosiddetta libertà d’informazione.

  • 01ott

    informareLibertà d’informazione è difendere la nostra democrazia costituzionale!
    Difendere la libertà di stampa (art 21), ma più in generale la libertà di informare ed essere informati è un diritto inalienabile e va doverosamente salvaguardato nell’interesse del Paese. Non è e non deve essere visto come motivo “strumentale”  di propaganda politica, deve o dovrebbe servire per tutelare, da un lato la libertà dell’individuo e da un altro a creare consapevolezza, cultura e a far crescere la nazione, non trascurando naturalmente il ruolo di controllo che la stampa, ma più nel dettaglio i giornalisti dovrebbero avere verso il potere politico.
    Quindi è certamente giusto e doveroso difendere questo articolo che è a salvaguardia della nostra libertà e democrazia. Gridare allo scandalo serve a ben poco, se si hanno realmente a cuore gli interessi reali di ogni individuo, ed è per questo che è indispensabile, dopo una giusta indignazione legata ai fatti di questi giorni e all’attacco all’autonomia delle testate giornalistiche, intraprendere un percorso serio, che partendo dai fatti e da un’analisi reale  sfoci in proposte e progetti concreti, realmente attuabili a difesa dei valori costituzionali. Altrimenti si fa solo demagogia che non fa altro che rendere la stampa e i giornalisti, strumento di propaganda fine a se stessa, quindi controproducente alla difesa e alle libertà e ai diritti di informazione per i cittadini.
    È importante allora  partire dall’inizio, sottolineando un passaggio che di per sé, dovrebbe essere scontato, ma troppo spesso non lo è: nella nostra Costituzione esiste l’art.21 (Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione), questo già rende chiaro il concetto e le prerogative dei Costituenti, tuttavia dato anche il tempo passato e lo sviluppo delle tecnologie che hanno inciso in modo determinante sullo sviluppo e cambiamento dei media, il concetto e la volontà espressa in fase Costituente andrebbe necessariamente adeguata ed attualizzata, non tanto modificando la Costituzione che, in questo specifico caso esprime, al di sopra di ogni dubbio la volontà espressa, ma in fase applicativa dato proprio lo stravolgimento imposto dai nuovi media.
    Per entrare nello specifico quando si parla di liberta d’informazione o censura è importante guardare oltre e capire del dettaglio le dinamiche mediatiche per fare un’analisi corretta per essere nelle condizioni di prospettare soluzioni ed imboccare strade realmente percorribili.
    Un punto importante è individuare i gruppi editoriali e gli interessi legati ad essi, soprattutto quando lo stesso gruppo detiene più testate, sia che si faccia riferimento alla carta stampata che al settore radiotelevisivo. La creazioni di lobby, soprattutto quando queste sono riconducibili a pochi soggetti, possono creare dei sospetti guardando il dato sotto il profilo prettamente legato alla correttezza dell’informazione e quindi della libertà derivante. Il parlamento e il legislatore dovrebbero focalizzare il loro interesse in una stagione nuova di riforma anche in questo delicato settore, in questo sistema maggioritario e bipolare.
    Un altro aspetto è il ruolo degli organi di controllo o di statistica che, anche in questo caso, anomalia tutta italiana, troppo spesso fanno capo agli stessi soggetti che poi dovranno essere controllati. Un punto cardine quando si parla della liberta e del ruolo investigativo e di controllo che il giornale ma più specificatamente il giornalista debba avere nei confronti di altri poteri, è proprio il tipo di rapporto economico che si instaura tra editore e giornalista, troppo spesso le cifre in ballo sono talmente esigue che difficilmente quest’ultimo, che deve “portare il pane a casa” può intraprendere un percorso realmente investigativo e di controllo, troppo spesso questi motivi quasi obbligano a riportare semplicemente i comunicati stampa che gli uffici stampa “di parte” inviano, naturalmente nel caso viene a mancare il ruolo investigativo e quindi critico dell’informazione stessa, quindi modificando il rapporto economico tra giornalista e testata si varia anche il ruolo e la libertà del giornalista stesso, che potrebbe assumere così il vero ruolo che questo dovrebbe avere e che l’ordine stesso di fatto impone, non fosse altro che per il rispetto dell’etica professionale.
    Dovremmo avere il coraggio politico di affrontare e riformare il finanziamento pubblico alla stampa o provvidenze per l’editoria queste, potrebbero incidere in modo serio sulla libertà d’informazione. Ancorando il futuro ragionamento e la futura proposta politica, cercando di “aiutare” non tanto i giornali per numero di copie stampate, ma per numero di lettori o di penetrazione sul mercato, questo potrebbe incidere sui veri interessi dei cittadini ad essere informati, essendo questi ultimi che, giustamente, determinano la diffusione e quindi il sostegno pubblico ad una testata anziché un’altra.
    Se portiamo il ragionamento sul settore radiotelevisivo (tema caldo rispetto alle polemiche di queste ore, rai mediaset, sky…) si deve anche tener conto che un Editore deve, oltre agli aspetti tipicamente aziendali, la creazione di format e palinsesti, far fronte ad oltre 24 adempimenti di tipo fiscale legati esclusivamente al settore specifico, questo ovviamente è penalizzante per le piccole strutture giornalistiche e radiotelevisive, facendo di fatto venir meno il controllo che queste esercitato sul territorio che, proprio grazie alla limitata diffusione, hanno una penetrazione e conoscenza delle aree di loro competenza maggiore rispetto ai grandi media.
    Parlare di liberta d’informazione, sempre ammesso che si voglia realmente mettere mano al settore, significa anche non cercare di risolvere il problema con una specifica legge che affronti il dato nella sua totalità ma, serve entrare nello specifico dei singoli punti che interagiscono nelle dinamiche dell’informazione, punti che potrebbero sembrare di secondario interesse ma se visti con un ottica globale rendono l’idea della complessità delle logiche informative.
    Ad esempio non è solo importante valutare la pressione esercitata dai vari poteri sugli operatori dell’informazione, che potrebbero creare condizionamenti diretti e indotti, ma è importante intervenire sulla percezione dell’individuo, del peso che si può dare ad un fatto in base allo stato d’animo che si crea nell’utente finale, in buona sostanza il valore della notizia varia anche in base a situazioni contingenti, e qui a tutti quei programmi che creano aspettative e modelli, quasi sempre sbagliati. Questi fattori di per se, non modificano la notizia e non creano condizionamenti diretti ai comunicatori, tuttalpiù danno indicazioni statistiche, ma modificano la percezione e quindi incidono in modo indiretto sulla libertà percepita, modificando fortemente sul livello di guardia e conseguentemente variando il peso e il “significato” della notizia stessa.
    Quando si parla di libertà si parla anche di cultura dell’informazione e di cultura in senso generale, quindi una priorità è investire in progetti legati al “made in italy”, turismo, teatro, cinema, musica per non assistere ad un impoverimento generalizzato che incide fortemente sulle libertà intellettuali personali, e che, di fatto, crea privilegi solamente a soggetti forti sia sul mercato che nel palazzo, un non governo del sistema cultura e dell’industria mediale, avvantaggia esclusivamente i forti penalizzando i piccoli come emittenti libere, produttori indipendenti etc. è indispensabile comprendere che la mancanza di cultura rappresenta una maggiore povertà.
    Per questo, se si vuole agire in modo concreto sulla libera informazione, occorre partire da queste analisi, e cercare di metter mano in primo, luogo a queste questioni.
    Un altro dato da valutare in modo attento è la legge sulle intercettazioni telefoniche con tutto il suo carico di rischi per la stessa libertà di stampa. Da non sottovalutare un altro tema che incide in modo diretto è il passaggio al digitale terrestre, anche qui non tutto è chiarissimo, stiamo proprio in queste ore analizzando la bozza di regolamento DAB, probabilmente le posizioni dominati resteranno tali o tuttalpiù potranno rafforzarsi, andando certamente contro al principio del pluralismo dell’informazione.
    Dunque i temi da affrontare quando si parla di libertà d’informazione sono molteplici, complessi e soprattutto gestiti dai poteri forti, quindi non è un argomento da affrontare solamente con slogan e striscioni, ma da portare avanti con grande impegno e determinazione da persone capaci che conoscono a fondo la materia e non si improvvisano paladini della libertà.
    Esiste oltretutto un aspetto che solo da poco tempo è saltato alla ribalta grazie alle nuove tecnologie ed internet, e il riferimento è ai social network: my space, facebook e altri… che si sono affermati non solo per il grandissimo numero di utenti coinvolti, ma perché rompono la dinamica su cui si basano i tradizionali strumenti mediatici informativi (giornali radio e TV), in poche parole l’interattività e la bi direzionalità del mezzo, fino ad oggi i tradizionali midia sono sempre stati monodirezionali, cioè una redazione “parla” e un numero di utenti più o meno grande in base alla diffusione o copertura, usufruisce in modo passivo di queste informazioni, l’interattività è pressoché nulla, i nuovi media mettono tutti sullo stesso piano, tutti posso fare informazione ed informarsi, rendersi protagonisti dei processi mediatici, questi ad oggi offrono in modo autonomo, intuitivo, forse poco professionale ma in modo attivo, un’informazione puntuale e dettagliata, naturalmente senza nessun tipo di controllo o filtraggi della notizia stessa. Se vogliamo avere un dato importante sull’utilizzo di questi spazi basta guardare l’impostazione avuta nella campagna elettorale di Barak Obama, ma non solo lui.
    In passato qualche esperienza, forse la prima, ed escludendo Internet l’unica, legata all’interattività e alla libertà d’informazione è stata caratterizzata dagli anni delle radio libere che forse per la prima volta in Italia sono riuscite a fare una vera rivoluzione mediatica e informativa partendo dal basso, senza l’appoggio dei cosiddetti poteri forti.
    In questo ambito molti soggetti sia in modo autonomo ed organizzato in associazioni, si sono mossi e stanno continuando a proporre idee, senza fare nomi, possiamo dire che grazie a queste esperienze, anche se con tutta sincerità non hanno dato grossi frutti, qualche progetto e qualche proposta di legge è stata fatta, così come sono state fatte varie pubblicazioni e distribuiti libri.
    Torniamo a dire che il tema della libertà d’informazione è un bene primario, un patrimonio della collettività, la libertà è un bene che va salvaguardato ad ogni costo e che appartiene al popolo a prescindere dal colore della maglia o della pelle, è purtroppo un tema ricorrente di estrema attualità, ogni cittadino deve farsi  carico e prendere a cuore la salvaguardia di queste libertà costituzionali, e come già detto va gestito e sviluppato in modo corretto utilizzando le giuste esperienze.
    Probabilmente se il nostro paese nella classifica di Freedom House per l’anno 2009 è stato retrocesso a paese “partly free” , dopo che il rapporto del 2007 ci vedeva al 61° posto, assieme a Guyana, Isralele, Capo Verde, forse non è un caso. (Oggi si parla addirittura come livelli di libertà al 73 posto).
    È sì importante manifestare, ma è fondamentale affrontare il tema creando consapevolezza e coscienza nei giovani, partendo già dai primi anni scolastici, mettendo anche all’interno delle scuole, strutture e strumenti formativi, di dialogo e socializzazione finalizzati ad offrire ai docenti metodi didattici integrativi e motivi d’interesse comune, per affrontare e sviluppare i temi della comunicazione.
    Creare una cosciente consapevolezza nei giovani studenti rivolta alla libera e autonoma comprensione e valutazione, sia delle varie tipologie di messaggi imposti dai media, notizie e pubblicità etc, che dei cambiamenti imposti, come già abbiamo detto, in campo mediatico dalle nuove tecnologie digitali.
    Un serio impegno deve essere rivolto, tra l’altro in linea con la raccomandazione del Parlamento Europeo (2006/962/CE) che ha proprio come obiettivo la volontà di sviluppare l’abilità di distinguere, raccogliere ed elaborare informazioni e lo sviluppo di un atteggiamento critico nei confronti della comunicazione (giornali, radio e tv), nonché la necessità di interagire con gli altri, sviluppando nei giovani la capacità di comprendere, esprimere e interpretare concetti, pensieri, sentimenti. Lo scopo è di sviluppare competenze per dare risposte ai desideri e bisogni avvertiti dagli esseri umani. Consentire ai giovani di comprendere meglio i progressi, i limiti e i rischi delle applicazioni scientifiche e della tecnologia in riferimento ai media tradizionale ed innovativi, per stimolare l’attitudine di valutazione critica, oltre alla consapevolezza delle opportunità e dei potenziali rischi legati ad internet, su questa base si sta sviluppando, tra l’altro un progetto delle Rea che lega il mondo della scuola alla radio e al web.
    Questi sono alcuni passaggi obbligati se vogliamo rendere effettivo l’articolo 21 e difenderne i principi.

    Paolo Lunghi

    Gruppo Libertà di informare, libertà per tutti!
    Paolo Lunghi - Daniela Mancini - Massimo Matteoli - Paolo Pianigiani - Fulvia Salvadori

  • 09mar

    Paolo Lunghi

    Paolo Lunghi

    Il sig. SCIVOLAJ dal blog di Gonews mi chiede:
    Una domanda per Paolo Lunghi:
    Sono cittadino straniero e vorrei capire meglio il concetto di empolesità.
    Mi è piaciuto quando hai detto: “empolesità non significa portare fuori dal centro i negozi asiatici o venditori di Kebab” e anche quando parli di progetti nuovi per lo sviluppo.

    Potresti fare qualche esempio concreto di un progetto, una idea, anche in rapporto ai cittadini stranieri e al contributo che possono dare all’empolesità?
    Leggendo quello che scrivi, dell’esigenza molto sentita di persone nuove, la prima cosa che ho pensato è stata per esempio dare spazio a persone straniere e proporle alla guida della città.
    Che ne pensi?

    Rispondo: Quando dico empolesità non significa portare fuori dal centro i venditori di Kebab e negozi asiatici… voglio dire che avere attività commerciali in un centro storico è una grande opportunità per molti motivi: per prima cosa significa essere solidali e favorire l’integrazione di persone che, se si muovono nel rispetto delle regole e della legalità, non possono che arricchire la nostra città ed in primo luogo il centro storico, da un punto di vista sociale ma anche economico, ma se vogliamo metterla sotto un profilo più commerciale, come legittimamente fanno i commercianti empolesi, creare in centro, una maggiore e differenziata offerta di prodotti e merci, può portare oltre alla creazione di un vero centro commerciale naturale, una maggiore attrattiva e quindi più persone che si muovono nell’area, creare diversamente dei “ghetti” commerciali nelle periferie non porta da nessuna parte, se vuoi degli esempi le “piazze” dei più evoluti centri commerciali, che nascono esclusivamente da strategie di merketing, e quindi l’aspetto legato all’integrazione, che si verifica conseguentemente, non è certo l’interesse primario, di fatto hanno al loro interno punti vendita e soprattutto punti di ristoro raggruppati ma con un’offerta estremamente differenziata per prodotti e specialità gastronomiche, che se vuoi rispecchia il ruolo ricoperto dai vecchi mercati di paese, come punto di aggregazione sociale, ma se vogliamo andare indietro nel tempo rispecchia anche lo spirito della Roma Imperiale.
    La stessa cosa non può funzionare nelle nostre piccole periferie, non abbiamo nè le esigenze nè le dimensioni di Londra o New York, per creare aree “protette” con eticità specifiche, cosa che comunque non condivido a prescindere, le nostre periferie hanno la necessità in primo luogo di rafforzare i cosiddetti negozi di vicinato per garantire una distribuzione più capillare delle merci, per dare supporto a coloro, tipo gli anziani, che hanno problemi di mobilità e fungere da presidio non solo commerciale ed economico, ma anche relativo alla sicurezza urbana, proprio per la presenza di vetrine accese nelle strade periferiche.
    Quindi per empolesità in questo caso intendo collaborazione e solidarietà sociale ed economica, fatta non solo dagli empolesi, ma anche da stranieri o extracomunitari o come dir si voglia, fatta da cittadini del mondo che hanno gli stessi interessi legati ad un’area geografica anche circoscritta.
    Per quanto riguarda la guida della città a persone straniere, premesso che già esiste in consiglio comunale, un consigliere di colore, espressione della consulta degli stranieri, e ci sono stati anche Assessori di colore, posso dirti che se ti è capitato di leggere ciò che scrivo o nei miei libri o in vari articoli, non ho mai fatto distinzioni di colore, razza o etnia, ma solo una netta e chiara distinzione di qualità personali e competenze, quindi il fatto che sia di un colore o di un altro di una razza o di un’altra, per me, non è un metro valido per fare nessun tipo di valutazione, le persone si valutano in quanto individui ed esseri umani, perlomeno questo è il metro che uso, se vuoi sia per una visione atea dell’individuo che deve essere tale in quanto uomo o donna che per una visione religiosa del sentirsi fratelli e cittadini del mondo, attenzione ho scritto religiosa che non vuol dire esclusivamente cattolica, questo non per avere una visione a tutti i costi buonista dell’essere umano, esistono anche individui, italiani, anche empolesi, bianchi di pelle, che non meritano, sempre secondo il mio punto di vista, di appartenere alla razza umana, quindi se ci sono persone serie, competenti e valide disposte ad assumersi rischi e doveri per amministrare la cosa pubblica, perchè no! Quindi la razza o il colore della pelle sono solo un dato oggettivo, non certo un metro di valutazione. Di esempi ce ne sono molti in giro per il mondo.
    Comunque se non ti fosse chiaro il concetto, sono sempre disponibile per parlarne anche scendendo in dettagli più precisi.
    Grazie a presto

  • 06mar

    Empoli

    Empoli

    In questi giorni stiamo assistendo ad un’impressionante campagna mediatica fatta di sondaggi, comunicati, attacchi di ogni genere e purtroppo, cosa nuova, anche ad azioni legali all’interno del palazzo, che potranno anche servire a tutelare l’immagine di alcuni politici “professionisti” ma certo non giovano ai cittadini, o soprattutto non giovano all’idea o al rispetto che i cittadini dovrebbero avere nei confronti degli amministratori.
    Se la discussione politica, anche aspra, si sposta dai consigli comunali, ai tribunali, anche se di per sé il dato è legittimo, chi ci rimette è la democrazia e quindi i cittadini.
    Questo vale anche per l’altro “teatrino” a quanto pare molto accattivante sulle presenze nei consigli comunali, anche in questo caso è importante valutare le idee, i progetti e i risultati raggiunti, l’assidua presenza non significa necessariamente capacità organizzative e gestionali, quindi non scendiamo su ragionamenti ridicoli, mi sembra di vedere l’album della Panini. “mima, mima, celo…. Ricordate?
    Vero è che la campagna elettorale è iniziata e ognuno dei “contendenti” deve giocare la propria partita, e quindi “di tutto e di più”.
    A prescindere dalle mie posizioni, lista o non lista e dagli schieramenti che si creeranno, ritengo che mai come ora ci sia bisogno di novità, di intravedere ed offrire nuove occasioni e proposte di sviluppo, progetti nuovi mirati allo sviluppo, questo è il momento di giocare a carte scoperte avendo anche il coraggio e assumendosi la responsabilità di mettere sul tavolo nomi e cognomi di coloro che avranno l’onere e l’onore di governare questa città, persone dentro ma anche fuori dai tradizionali partiti, persone che, in qualche modo incarnino un vento di cambiamento, che comunque vada soffierà forte, quindi a tutti, meno promesse e più fatti concreti, che non si limitino alla bagarre elettorale e al consenso fine a se stesso, ma che vadano avanti per l’intera legislatura, chiunque vinca, come ho sempre detto e scritto le idee sono idee, giuste o sbagliate a prescindere dal colore o da chi le esprime.
    È quindi giustissimo e importante parlare di ambiente, centro storico, mobilità, politiche sociali, solidarietà, giusto, tutto giustissimo, mi piace molto anche il concetto di empolesità, che da sempre, ho ritenuto fondamentale, ma badate bene empolesità non significa portare fuori dal centro i negozi asiatici o venditori di Kebab, significa ben altro: significa sentirsi parte di una comunità locale, storica, fatta si da vecchie generazioni di empolesi, ma anche da nuovi soggetti che proprio per il vento di novità che rappresentano, riescono a far allargare gli orizzonti, questo sempre organizzato nel rispetto della legalità e delle diversità.
    Non solo, empolesità significa anche dar voce a chi lo merita a chi mette grande impegno a render vivo il nome di Empoli a Empoli e altrove, chi mette un impegno non condizionato da doppi o tripli incarichi o interessi di bottega e tantomeno da interessi economici di parte, a chi si presta e lavora volontariamente per la città, in tutto questo c’è l’empolesità e la politica di chi presta il proprio tempo in modo gratuito credendo in un’idea, c’è la politica di chi mette a disposizione le proprie capacità per un progetto comune per la città non chiedendo niente in cambio, c’è la politica di chi mette la faccia , prestandosi ad attacchi e assumendosi il rischio nell’incertezza del risultato, c’è la politica di chi comprende la parola comune come “cosa comune” e non come centro di potere, questa è l’empolesità che serve e che va valorizzata, l’ho già scritto varie volte, ma è il caso di ribadirlo.
    C’è bisogno della partecipazione della gente, c’è bisogno di qualcuno che si faccia promotore di questo sentimento comune, che esiste ed è fortemente radicato, c’è un nuovo modo di fare e intendere il rapporto con i concittadini, o comunque un nuovo modo di stare insieme e proporre cose, progetti e soluzioni, servono anche facce nuove del mondo del associazionismo e del volontariato, su questo terreno mi sono sempre mosso ed intendo continuare a muovermi, ma nonostante tutto, nonostante i giusti richiami all’empolesità, che come ho detto condivido a pieno, non vedo facce nuove, non vedo strade percorribili, oltre al “teatrino” della politica servono nuovi soggetti credibili, altrimenti si rischia di non raggiungere gli obiettivi prefissati, si rischia di allontanare i cittadini dai palazzi e soprattutto si rischia di non risolvere i reali problemi quotidiani.
    Quindi serve un vero atteggiamento riformista e solidale, per riconquistare una fiducia smarrita per un vero rilancio della partecipazione dei cittadini alla politica stessa”.

     

  • 23gen

    Piazza dei Leoni

    Piazza dei Leoni

    Come si dice? Di tutto e di più, non c’è che dire, è partito il vero teatrino della politica, quella dei palazzi, quella fatta da chi sta cercando in ogni modo possibile di mantenere la propria poltrona, legittimo ci mancherebbe, ognuno giustamente fa la propria parte, e se vogliamo in tutto questo c’è anche un aspetto positivo per i cittadini, non a caso c’è un grande impegno di tutti nel prospettare soluzioni percorribili, cercando di dare risposte alle esigenze dei cittadini, quindi mi viene da dire, speriamo che questa campagna elettorale sia eterna! Non dimentichiamo che in queste ore di insediamento del nuovo Presidente americano Obama, anche per la politica italiana ed europea può esserci una chance importante per nuovi progetti e priorità di sviluppo per occasioni di crescita in questa fase di crisi economica internazionale, e soprattutto per nuovi equilibri nello scenario della crisi mediorientale.
    Stiamo assistendo in questi giorni a vere e proprie bagar per le primarie del PD, che, a causa delle numerose beghe ed equilibri da gestire per le molte anime rappresentate al suo interno, date dai vecchi gruppi della Margherita e Ds, e le ultime vicende fiorentine anche giudiziarie ne sono un esempio, sta cercano di sviluppare un programma da presentare agli elettori partendo proprio da sondaggi utili a capire le reali esigenze, grazie anche alla partecipazione dei giovani, che rappresentano un nuovo gruppo dirigente con Brenda Barnini, che dovrà necessariamente assumersi la responsabilità delle sfide future, di questo dobbiamo darne merito. Ci sono movimenti a sinistra che in linea di massima più che tesi a trovare soluzioni programmatiche siano analisi e domande interne di come i comunisti di oggi si devono porre di fronte alle questioni reali, spesso ho l’impressioni che si tenda a fare molta fantapolitica più che impegnarsi a prospettare soluzioni.
    Dal lato PDL l’unico dato di rilievo, oltre alla Lega che certamente avrà un incremento, sarà la scelta del candidato sindaco che se vorrà avere qualche chance, nonostante l’ondata positiva che arriverà conseguentemente dalle passate elezioni politiche, dovrà essere un empolese, se uomo o donna non varia poi molto, l’importante è che quantomeno conosca la nostra realtà e ad esempio la localizzazione dello stadio!
    Una variabile sarà il posizionamento dell’Italia dei Valori, che a secondo della coalizione o dei partiti che vedrà affiancati, determinerà la quota di incremento o flessione del consenso, riuscendo a seconda degli alleati ad incarnare più o meno il cosiddetto voto di protesta, che comunque potrebbe essere rappresentato, anche se da diversa collocazione politica, da Marconcini, che non è certo nuovo alla politica, ma ha dalla sua l’essere empolese doc. ed aver rappresentato nella passata legislatura una seria opposizione di sinistra, sarà anche da vedere cosa faranno i vari ramoscelli che comunque non incideranno più di tanto nè sulle scelte di coalizione nè tantomeno sull’esito del voto.
    Da vedere anche dove confluirà lo spirito ambientalista rappresentato dai Verdi, che non avendo rappresentanza parlamentare subiranno un’ulteriore flessione, ammesso che non ci sia una presa di posizione forte ai vertici del partito e che la scelta non si orienti, come avrebbe dovuto essere alle politiche e come è ampiamente dimostrato in Europa, verso una lista autonoma e solitaria, che in tal caso riuscirebbe a raccogliere tutti quei voti ambientalisti che non necessariamente si identificano in altre compagini politiche, l’ambiente è trasversale e quindi non posizionabile in altro modo, le passate elezioni ne sono state una chiara dimostrazione.
    Rimane la grossa incognita, ma potremmo anche dire opportunità, visto la situazione che necessita una maggiore partecipazione dei cittadini, su cosa faranno le liste civiche, se queste riusciranno ad organizzarsi e molto probabilmente a radicarsi sul territorio, forse a coalizzarsi, ed incarnare la vera novità, certo è che ad oggi sono un forte, forse l’unico, segnale di rinnovamento nel panorama politico.
    Certo è che mai come ora c’è bisogno di cavalcare il vento di novità, un vento che, come sempre accade, è partito dagli USA con Obama e forse, ma potrei dire certamente, soffierà anche dalle nostre parti.
    Come ho detto e scritto più volte, la politica, ma più nel dettaglio i partiti deve o dovrebbe aprirsi alla società civile, iniziare a mettere in gioco persone capaci disposte ad occuparsi della cosa pubblica, persone che, per proprio conto, abbiano già dato dimostrazione di aver fatto e saputo fare qualcosa di concreto, questo non significa che l’attuale Amministrazione abbia operato male, è ovvio, chi governa è soggetto a critiche, e sarebbe ipocrita ed irresponsabile sostenere che, chi, come dalle nostre parti, governa da una vita, abbia operato in completa assenza di errori, siamo uomini… o donne e quindi nonostante l’impegno, soggetti a fare errori. E’ importante anche sottolineare che la politica locale recuperi un contatto con i cittadini e la campagna per le Amministrative 2009 deve avere dei punti fermi su cui chiedere un impegno:
    Proposte culturali in città, gli eventi della tradizione empolese, la creazione di un assessorato che proponga e gestisca, insieme ai privati le iniziative culturali/turistiche, che si occupi di un reale marketing territoriale.
    Riduzione delle partecipazioni comunali nelle società di servizi con partecipazione maggiore di privati.
    Organizzazione sanitaria del territorio coinvolgendo le Associazioni di volontariato e medici di famiglia e ridurre le sovrapposizioni tra Sds empolese ed Asl.
    Investimenti su strutture territoriali di assistenza ai diversamente abili ed anziani.
    Piano urbano traffico (put) anche nelle frazioni, Carraia, Via Sanzio, Viale Boccaccia e colline.
    Riduzione della tariffa smaltimento rifiuti per famiglie, commercianti, aziende in base alla raccolta differenziata.
    Maggiori infrastrutture sportive per i giovani e turistico-recettive con project financing (pubblico-privato).
    Purtroppo però mi sembra di costatare che in questi giorni si stia facendo molta demagogia e propaganda elettorale fine a se stessa e non è questa certo la soluzione che si aspettano i cittadini che vivono la quotidianità, in un momento così difficile per l’economia anche locale. C’è bisogno di intravedere ed offrire nuove occasioni e proposte di sviluppo, un progetto che porti già dalla prossima legislatura un ricambio di classe dirigente, questo è il momento di giocare a carte scoperte avendo anche il coraggio e assumendosi la responsabilità di mettere sul tavolo nomi e cognomi di coloro che avranno l’onere e l’onore di governare questa città, persone nuove dentro ma anche fuori dai tradizionali partiti, persone che, in qualche modo incarnino un vento di cambiamento, che comunque vada soffierà forte, quindi a tutti, ma proprio a tutti, svegliatevi, meno promesse e più fatti concreti, che non si limitino alla bagar elettorale e al consenso fine a se stesso, ma che vadano avanti per l’intera legislatura, chiunque vinca. Come ho sempre detto e scritto le idee sono idee, giuste o sbagliate a prescindere dal colore o da chi le esprime. Credo però che il centrosinistra si debba far carico con coraggio della parte di maggiore responsabilità per guidare queste nuove sfide con una nuova proposta politica, un nuovo cambiamento, con un atteggiamento riformista e solidale, sapendo che nei prossimi mesi la politica locale dovrà lavorare duro per riconquistare una fiducia smarrita per un vero rilancio della partecipazione dei cittadini alla politica stessa, per guidare tutti assieme lo sviluppo locale e il ruolo di Empoli in tutta l’area nel cuore della Toscana.

  • 15gen

    REA

    REA

    L’attesa audizione della REA davanti all’Autorità si è conclusa alle ore 17,30 del 14 gennaio 2009 con una dichiarazione alla stampa del Presidente Antonio Diomede il quale ha commentato “Non siamo soddisfatti dell’Autorità riguardo alla vigilanza sul metodo delle indagini di ascolto svolte da Audiradio. Calabrò deve comprendere che l’emittenza locale è a rischio di estinzione se non intervengono le Istituzioni per bloccare quel  mostruoso processo di assorbimento  messo in atto dalle Reti Nazionali attraverso la gestione Audiradio delle indagini di ascolto per conto delle emittenti radiofoniche locali. Non intervenire in tal senso significa tradire i  principi di libertà a comunicare in modo pluralistico dettati dalla Costituzione e più volte riaffermati dall’Alta Corte. Staremo a vedere quale decisione finale l’Autorità prenderà su Audiradio ma non siamo ottimisti  e ci stiamo preparando per una lunga battaglia in difesa del nostro diritto ad esistere almeno quanto e come le altre imprese editoriali del Paese”. Ma cosa ha proposto la REA affinchè lo sconcio delle indagini Audiradio venga rimosso? Ecco le proposte presentate all’Autorità:
    1) Le indagini di ascolto delle locali non devono più essere effettuate da Audiradio ma esclusivamente dall’Autorità così come    prevede  la legge 249/97 e     la     Delibera n. 85/06;
    2) nel periodo transitorio (massimo due anni) Audiradio può svolgere le indagini di ascolto per conto delle radio locali su specifica commissione dell’Autorità la quale provvede alla raccolta delle iscrizioni, alla determinazione del metodo di indagine, alla  stesura e pubblicazione dei dati;
    3) l’Autorità, in attuazione della Delibera 85/06,  deve provvedere alla nomina di un suo rappresentante nel Comitato Tecnico di  Audiradio in funzione di controllo sulla metodologia utilizzata e di vigilanza sulla gestione e manipolazione dei dati ricavati dalle  indagini sia delle locali nel periodo transitorio, sia delle nazionali;
    Dunque le posizioni della REA sono chiare e trasparenti come l’acqua per la bontà delle quali, con matematica certezza, si ritroveranno tutte le emittenti senza distinzioni di appartenenza associativa o di posizione geografica. La prossima puntata la REA la svolgerà verso L’Antitrust con altrettanta chiarezza e determinazione. Intanto le emittenti radiofoniche che credono in tali vitali  obbiettivi sono invitate a sostenere ed intensificare la protesta partecipando alla Campagna Anticrisi organizzata dalla REA e a mettere in onda i relativi spot appositamente confezionati. Prossimamente le emittenti riceveranno il materiale divulgativo per la promozione nazionale e locale studiata dalla REA per neutralizzare l’aggressione Audiradio sul territorio. Per ricevere gli spot e il materiale divulgativo  scrivere a info@reasat.it  restituendo il sottostante modulo di adesione. Prego trasmettere ad altre emittenti la presente comunicazione.

  • 08gen

    Manifestazione

    Manifestazione

    Vedete come gira il mondo, vogliamo fare qualcosa per la causa Palestinese, vorremmo cercare di dare un segnale, anche se certamente non determinate, per un cessate il fuoco in queste aree del pianeta ipotizzando un accordo tra le parti, cosa certamente meritevole, quindi ognuno mette in campo le proprie forse per dare il proprio contributo.
    Pensiamo di fare qualcosa per mettere d’accordo due stati o presunti tali, ma da ciò che si vede dalla stampa purtroppo si sono già determinati due schieramenti contrapposti, guarda caso con una precisa connotazione politica la destra da una parte, la sinistra da l’altra. Senza retorica e senza entrare nel merito della questione, se questi sono i presupposti in un’area diciamo tranquilla come la nostra, se non riusciamo a mettersi d’accordo in ambito locale sul segnale da lanciare, non tanto su chi ha ragione o torto, ammesso che uno ci sia, mi spiegate come potremmo pensare di lanciare un messaggio univoco di condanna alla violenza o alla guerra? Non sarebbe possibile trovare un accordo a 360° tra tutti i soggetti anche politici per lanciare un unico messaggio di pace?
    Per quanto mi riguarda e per quel poco che può incidere sugli equilibri mondiali la mia opinione, ritengo che sia necessaria una mobilitazione di tutti i cittadini, per cercare di fermare la spirale della violenza ed arrivare ad una tregua immediata per riaprire il dialogo, l’uso delle armi certo non aiuta, quindi giustissima una manifestazione di piazza contro la guerra in Palestina, tuttavia credo che se tutte le forze politiche insieme riuscissero, anche dopo la piazza, a scrivere un documento unanime di solidarietà e di condanna alla violenza, che parta certamente dalle piazze, ma si muova in ambito istituzionale, il messaggio che uscirebbe avrebbe un valore maggiore. Quantomeno proviamoci, se non riusciamo noi nel nostro piccolo a trovare un punto d’incontro, avrei piacere di sapere come possiamo pensare che questo sia fatto dagli altri che, a differenza nostra hanno profondi motivi, culturali, religiosi e storici che li dividono.
    Rimane il fatto che mancano sangue, medicinali, viveri e beni di prima necessità, cerchiamo a subito di attivarci e parallelamente ai segnali politici contribuire per questo, anche con il contributo di aziende locali”.

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