
Paolo Lunghi
Il sig. SCIVOLAJ dal blog di Gonews mi chiede:
Una domanda per Paolo Lunghi:
Sono cittadino straniero e vorrei capire meglio il concetto di empolesità.
Mi è piaciuto quando hai detto: “empolesità non significa portare fuori dal centro i negozi asiatici o venditori di Kebab” e anche quando parli di progetti nuovi per lo sviluppo.
Potresti fare qualche esempio concreto di un progetto, una idea, anche in rapporto ai cittadini stranieri e al contributo che possono dare all’empolesità?
Leggendo quello che scrivi, dell’esigenza molto sentita di persone nuove, la prima cosa che ho pensato è stata per esempio dare spazio a persone straniere e proporle alla guida della città.
Che ne pensi?
Rispondo: Quando dico empolesità non significa portare fuori dal centro i venditori di Kebab e negozi asiatici… voglio dire che avere attività commerciali in un centro storico è una grande opportunità per molti motivi: per prima cosa significa essere solidali e favorire l’integrazione di persone che, se si muovono nel rispetto delle regole e della legalità, non possono che arricchire la nostra città ed in primo luogo il centro storico, da un punto di vista sociale ma anche economico, ma se vogliamo metterla sotto un profilo più commerciale, come legittimamente fanno i commercianti empolesi, creare in centro, una maggiore e differenziata offerta di prodotti e merci, può portare oltre alla creazione di un vero centro commerciale naturale, una maggiore attrattiva e quindi più persone che si muovono nell’area, creare diversamente dei “ghetti” commerciali nelle periferie non porta da nessuna parte, se vuoi degli esempi le “piazze” dei più evoluti centri commerciali, che nascono esclusivamente da strategie di merketing, e quindi l’aspetto legato all’integrazione, che si verifica conseguentemente, non è certo l’interesse primario, di fatto hanno al loro interno punti vendita e soprattutto punti di ristoro raggruppati ma con un’offerta estremamente differenziata per prodotti e specialità gastronomiche, che se vuoi rispecchia il ruolo ricoperto dai vecchi mercati di paese, come punto di aggregazione sociale, ma se vogliamo andare indietro nel tempo rispecchia anche lo spirito della Roma Imperiale.
La stessa cosa non può funzionare nelle nostre piccole periferie, non abbiamo nè le esigenze nè le dimensioni di Londra o New York, per creare aree “protette” con eticità specifiche, cosa che comunque non condivido a prescindere, le nostre periferie hanno la necessità in primo luogo di rafforzare i cosiddetti negozi di vicinato per garantire una distribuzione più capillare delle merci, per dare supporto a coloro, tipo gli anziani, che hanno problemi di mobilità e fungere da presidio non solo commerciale ed economico, ma anche relativo alla sicurezza urbana, proprio per la presenza di vetrine accese nelle strade periferiche.
Quindi per empolesità in questo caso intendo collaborazione e solidarietà sociale ed economica, fatta non solo dagli empolesi, ma anche da stranieri o extracomunitari o come dir si voglia, fatta da cittadini del mondo che hanno gli stessi interessi legati ad un’area geografica anche circoscritta.
Per quanto riguarda la guida della città a persone straniere, premesso che già esiste in consiglio comunale, un consigliere di colore, espressione della consulta degli stranieri, e ci sono stati anche Assessori di colore, posso dirti che se ti è capitato di leggere ciò che scrivo o nei miei libri o in vari articoli, non ho mai fatto distinzioni di colore, razza o etnia, ma solo una netta e chiara distinzione di qualità personali e competenze, quindi il fatto che sia di un colore o di un altro di una razza o di un’altra, per me, non è un metro valido per fare nessun tipo di valutazione, le persone si valutano in quanto individui ed esseri umani, perlomeno questo è il metro che uso, se vuoi sia per una visione atea dell’individuo che deve essere tale in quanto uomo o donna che per una visione religiosa del sentirsi fratelli e cittadini del mondo, attenzione ho scritto religiosa che non vuol dire esclusivamente cattolica, questo non per avere una visione a tutti i costi buonista dell’essere umano, esistono anche individui, italiani, anche empolesi, bianchi di pelle, che non meritano, sempre secondo il mio punto di vista, di appartenere alla razza umana, quindi se ci sono persone serie, competenti e valide disposte ad assumersi rischi e doveri per amministrare la cosa pubblica, perchè no! Quindi la razza o il colore della pelle sono solo un dato oggettivo, non certo un metro di valutazione. Di esempi ce ne sono molti in giro per il mondo.
Comunque se non ti fosse chiaro il concetto, sono sempre disponibile per parlarne anche scendendo in dettagli più precisi.
Grazie a presto


novembre 5th, 2009 at 18:44
eh… interesting .