
REA
Quando si parla di liberta d’informazione, come già abbiamo sottolineato, è importante analizzare e nei limiti del possibile cercare di risolvere o quanto meno provare ad intervenire, su quei punti che in modo indiretto, ma determinate, incidono sulle scelte dei piccoli e medi editori, che oggi rappresentano il vero pluralismo dell’informazione.
Per entrare nel merito come sottolinea la REA, l’Ufficio contributi del Ministero dello Sviluppo Economico - Dipartimento Comunicazioni - dal quale in questo particolare momento di crisi dipende la sopravvivenza di centinaia di piccole e medie emittenti locali, è fermo sia nella lavorazione delle graduatorie relative alle domande di ammissione di pertinenza degli anni 2007 e 2008 sia nella liquidazione dei contributi del 2006, oltre alle residue liquidazioni degli anni 2004 e 2005 per lo più inceppate dalla incapacità di gestione dell’articolo 4, comma 3 del Regolamento ovvero del conguaglio canoni pregressi-contributi. Irreparabile è invece il danno subito dalle emittenti per la mancata liquidazione dei contributi relativi al 2003 nel frattempo andati in perenzione ovvero restituiti alla Ragioneria dello Stato.
Il Regolamento parla chiaro ed è semplice applicarlo, basta volerlo applicare! Infatti:
• l’articolo 4, comma 2 stabilisce che le emittenti hanno diritto alla liquidazione del contributo entro i sei mesi successivi alla presentazione della domanda di ammissione; ossia entro il 30 aprile di ciascun anno;
• l’articolo 4, comma 3, norma fortemente innovativa (voluta dalla REA) che per la prima volta ha introdotto un trasparente e giusto rapporto di conto corrente “ministero/emittente” applicato al conguaglio contributi/canoni, permette di sveltire i rapporti economici tra Ministero e concessionario;
questi sono i principali punti dolenti per l’applicazione dei quali il Settore Contributi in tutti questi anni si è dimostrato inefficiente.
Al di là delle proposte formulate per cercare di risolvere il problema, ipotizzando anche un credito d’imposta, per quelle emittenti che hanno presentato domanda nei termini previsti dal regolamento, come propone la REA, si intuisce in modo piuttosto chiaro, come indirettamente, questi mancati contributi, che incidono in modo determinate sui bilanci di questa tipologia di aziende, condizionino l’informazione stessa e se vogliamo andare oltre, incidano sulle scelte editoriali di questi editori, mettendo così a forte rischio non solo la tipologia dell’informazione ma addirittura la sopravvivenza dell’emittente stessa, incidendo in modo sostanziale sul numero e qualità delle “indagini” giornalistiche e conseguentemente sulla cosiddetta libertà d’informazione.

